La Storia del Moonwatch

 Omega Speedmaster, l’unico orologio certificato dalla NASA per essere utilizzato durante le missioni spaziali?

In un’epoca in cui le partnership e gli sponsors, figurarsi quelli “tecnici”, non esistevano neanche nella mente degli americani, che sono i padri riconosciuti di tutte le odierne tecniche di vendita e di marketing, la leggenda Speedmaster si impose negli anni ’60 dopo un tradizionale, ma sempre efficace, “fammelo provare” che lo decretò – con tutti i meriti – “il compagno ideale dello spazio” dell’uomo, a partire da dal lancio della missione del Gordon Cooper’s Faith 7 all’interno del programma Mercury, il 15 Marzo 1965.

Segue una documentazione raccolta dall’Omega della corrispondenza NASA dal 1961 al 1965 (fonte press ufficiale Omega):

Una scelta oculata
Tutto iniziò nei primi anni ’60, quando due funzionari NASA in incognito visitarono diverse gioiellerie di Houston, fra cui Corrigan’s, all’epoca principale punto vendita di orologi e gioielli della città.

Gli uomini della NASA, incaricati di selezionare il modello più adatto per gli astronauti impegnati in missioni spaziali, acquistarono cinque cronografi di marche diverse.

La missione spaziale Mercury, con un solo astronauta a bordo della navicella, era quasi completata – e Walter Schirra aveva indossato il suo personale Speedmaster durante il volo Mercury del 3 ottobre 1962 – e la NASA si stava preparando per le missioni Gemini e Apollo, rispettivamente con due e tre uomini d’equipaggio. Il programma prevedeva che gli astronauti effettuassero “passeggiate spaziali” fuori della navicella: fra le principali strumentazioni a disposizione, un orologio da polso in grado di tollerare le difficili condizioni dello spazio.

Ogni volta che un astronauta sospeso nel vuoto dello spazio avesse girato il polso, il segnatempo sarebbe improvvisamente uscito dall’ombra, rimanendo esposto ai raggi non filtrati del sole e a sbalzi di temperatura dell’ordine di oltre 100°C. Sulla Luna, obiettivo dichiarato del Presidente Kennedy e della NASA, la situazione avrebbe avuto effetti ancora più ardui: sulla superficie del nostro satellite, la temperatura oscilla infatti fra -160° e +120°C.

Venne dunque ideata una serie di test molto severi, al fine di individuare l’orologio più adatto a tali sfide estreme.

Fra i cinque cronografi selezionati, due vennero eliminati durante la prima serie di test e, fra i tre esemplari rimasti in gara, l’OMEGA Speedmaster fu l’unico a risultare all’altezza dei rigorosi standard previsti dalla NASA. A più di quarant’anni di distanza, l’OMEGA Speedmaster è un elemento essenziale di ogni missione spaziale con equipaggio e, a oggi, è l’unico orologio a essere mai stato indossato sulla Luna.

Procedure del test di qualificazione
Gli orologi vennero sottoposti dalla NASA a una serie di test e processi di pre-selezione, noti come “Procedure del test di qualificazione”, brevemente riassumibili in:

A. Ogni orologio deve essere caricato immediatamente prima di ciascuna fase di test.
B. Il cronografo deve essere attivato durante ciascun test e nei periodi compresi tra due test successivi. Il cronografo deve essere riavviato immediatamente prima e dopo ogni test e, in caso di ritardi cronometrici, a intervalli di 2-6 ore fra un test e l’altro.
C. Prima e dopo ogni test occorre effettuare verifiche della precisione, a intervalli di un’ora durante i test (laddove possibile) e, in caso di ritardi cronometrici, a intervalli di 2-6 ore fra un test e l’altro. All’inizio di ciascuna verifica di precisione, si provvede ad azionare il cronografo e a registrare i seguenti dati:
• Identificazione dell’orologio
• Ora di riferimento (ore, minuti, secondi)
• Ora dell’orologio sottoposto al test (ore, minuti, secondi)

Quando vengono effettuate verifiche di precisione durante una sessione di test, non bisogna arrestare il cronografo, provvedendo invece a registrare quanto segue:

• Identificazione dell’orologio
• Ora di riferimento (ore, minuti, secondi)
• Ora dell’orologio sottoposto al test (ore, minuti, secondi)
• Tempo registrato dal cronografo (ore, minuti, secondi)
D. Durante ciascuna verifica, gli orologi devono essere ispezionati al fine di accertare l’eventuale presenza di danni alla cassa, al vetro, al quadrante, al cinturino e ai pulsanti, nonché di umidità al di sotto del vetro. Eventuali irregolarità nelle condizioni dell’orologio dovranno essere debitamente segnalate.
E. L’orologio non deve essere sottoposto a ulteriori test nel caso si verifichino i seguenti guasti:
• Completa interruzione di tutte le funzioni con impossibilità di riattivazione
• Completa interruzione del funzionamento del cronografo, con impossibilità di riattivazione
• Interruzione di due funzioni di qualunque tipo, anche nel caso risulti possibile riattivarle
• Vetro incrinato o rotto
• Rottura dell’albero di carica o dei dispositivo di comando del cronografo.

Trio vincente
Soltanto 3 dei 6 cronografi superarono questa difficile fase di pre-selezione. I finalisti furono quindi soggetti a undici differenti prove, le più rigorose mai effettuate nella storia dell’orologeria.
Il 29 settembre 1964, la NASA ordinò – al prezzo di 82.50 Dollari l’uno secondo il cambio di quel giorno – in Svizzera erano venduti a 415 CHF – due Speedmaster a scopo di testarli e valutarli e pose come condizione che la consegna venisse effettuata entro il Ottobre 1964.

1. Alte temperature
48 ore alla temperatura di 71°C, seguite da 30 minuti a 93°C, il tutto a una pressione di 5,5 psia (pound per square inch o libbre per pollice quadrato, pari a 0,35 atmosfere) e con un’umidità relativa non superiore al 15%.

2. Basse temperature
Quattro ore alla temperatura di -18°C.

3. Temperatura-pressione
La camera viene sottoposta alla pressione massima di 1,47 x 10-5 psia (10-6 atmosfere) e alla temperatura di 71°C. La temperatura viene quindi abbassata a -18°C nel giro di 45 minuti e portata nuovamente a 71°C durante i 45 minuti successivi. Questa procedura viene ripetuta altre quindici volte.

4. Umidità relativa
Un totale di 240 ore a temperature comprese fra 20 e 71°C, con un’umidità relativa pari a almeno il 95%. Il vapore acqueo utilizzato deve avere un pH compreso fra 6,5 e 7,5.

5. Atmosfera satura di ossigeno
L’orologio viene immesso per 48 ore in un’atmosfera costituita al 100% da ossigeno, alla pressione di 5,5 psia (0,35 atmosfere). Il test viene considerato non superato per valori al di fuori delle specifiche e dei limiti di tolleranza previsti, bruciature visibili, formazione di gas tossici, sprigionamento di odori acri, danneggiamento di giunti o lubrificanti. La temperatura ambientale viene mantenuta a 71°C.

6. Prova d’urto
Sei urti da 40 G, della durata di 11 millisecondi ciascuno, in sei angolazioni diverse.

7. Accelerazione
L’orologio viene sottoposto, nel giro di 333 secondi, ad accelerazioni lineari di entità compresa fra 1 e 7,25 G, lungo un’asse parallela a quella longitudinale della navicella spaziale.

8. Decompressione
Novanta minuti alla pressione massima di 1,47 x 10-5 libbre psia (10-6 atmosfere) alla temperatura di 71°C e 30 minuti alla temperatura di 93°C.

9. Sovrappressione
L’orologio viene sottoposto alla pressione di 23,5 psia (1,6 atmosfere) per un periodo minimo di un’ora.

10. Vibrazioni
Tre cicli (laterale, orizzontale, verticale) di 30 minuti, a una frequenza di oscillazione variabile da 5 a 2.000 Hertz e di nuovo a 5 Hertz, il tutto nel giro di 15 minuti. L’accelerazione media per impulso non deve risultare inferiore a 8,8 G.

11. Rumore

130 decibel in un range di frequenza compreso tra 40 e 10.000 Hertz, per una durata di 30 minuti

I risultati
Il 1° marzo 1965 i risultati dei test erano completi. Come detto in precedenza, erano rimaste in lizza tre cronografi di differenti marche. Di questi, uno aveva incontrato difficoltà in due diverse occasioni durante i test per la resistenza all’umidità, fermandosi definitivamente durante quello di resistenza al calore: la lancetta dei secondi si era deformata, impigliandosi nelle altre.

Durante la prova di resistenza al calore, il vetro del secondo cronografo prima si piegò, poi si fuse staccandosi dalla cassa.

Soltanto l’OMEGA Speedmaster superò tutti i test con una performance eccezionale. All’epoca, gli esperti della NASA scrissero: “Le prove funzionali e ambientali condotte sui tre cronografi selezionati sono state ultimate e, visti i risultati conseguiti, i tre membri dell’equipaggio GT-3 (Gemini Titan III) sono stati dotati di cronografi OMEGA opportunamente omologati”.

Un annuncio dal tono sobrio e riservato, che sanciva in maniera ufficiale l’utilizzo in via esclusiva dell’OMEGA Speedmaster per tutte le missioni spaziali con equipaggio, divenendo così parte irrinunciabile della tradizione OMEGA. Molto importante fu un comunicato della NASA datato 1 Marzo 1965 che diceva “…gli astronauti dimostrano all’unanimità la preferenza per il cronografo Omega rispetto agli altri due marchi orologieri in quanto mostra una migliore accuratezza, affidabilità, leggibilità e facilità d’utilizzo.”

Una nota ironica: OMEGA sarebbe venuta a conoscenza dell’avventura spaziale dello Speedmaster solo osservando una foto di Ed White scattata in occasione della prima passeggiata spaziale americana, durante la missione spaziale Gemini 4 del Giugno 1966.

Si ringrazia Contaminuti – Orogidiclasse.com